Ogni volta che sediamo a tavola, non stiamo soltanto mangiando: stiamo partecipando a una storia antica quanto il nostro Paese. Ora quella storia potrebbe trovare un riconoscimento globale: l’idea che la cucina italiana venga iscritta nella lista della UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell’umanità.
Nel presente articolo esploriamo come e perché l’Italia spinge a questo traguardo e cosa cambierebbe per tutti noi. Per approfondire il concetto di cultura alimentare, puoi consultare questo approfondimento storico su cucina italiana.
Indice
- La candidatura ufficiale: tempistiche e protagonisti
- Cosa significa “patrimonio culturale immateriale” e perché la cucina può esserlo
- Punti forti della gastronomia italiana: variabilità, condivisione, sostenibilità
- Quali sono le sfide e le critiche
- Cosa può cambiare dopo l’iscrizione: impatti su territorio, turismo, cultura
- Come sostenere la candidatura (e perché lo vorresti fare)
La candidatura ufficiale della Cucina Italiana a patrimonio Unesco: tempistiche e protagonisti
Il 23 marzo 2023 il Governo italiano ha ufficialmente candidato la voce denominata «la cucina italiana tra sostenibilità e diversità bioculturale» per la Lista dei patrimoni culturali immateriali dell’UNESCO. La candidatura nasce da un’iniziativa congiunta che vede protagonisti la rivista La Cucina Italiana (fondata nel 1929), l’Fondazione Casa Artusi, l’Accademia Italiana di Cucina, il Collegio Culinario e un pool di esperti coordinato da Pier Luigi Petrillo.
Secondo le fonti, il verdetto finale è atteso per dicembre 2025 nell’ambito della sessione dell’UNESCO che si terrà in India. Nel frattempo è stato presentato anche il logo ufficiale della candidatura, in una cerimonia tenutasi il 4 agosto 2023 presso l’Parco archeologico di Pompei.
Cosa significa “patrimonio culturale immateriale” e perché la cucina italiana può esserlo
La lista dei patrimoni culturali immateriali dell’UNESCO include quei usi, pratiche, espressioni, conoscenze e competenze che le comunità riconoscono come parte integrante del proprio patrimonio culturale.
Nel caso della cucina italiana, la proposta non mira semplicemente a certificare singoli piatti, ma a riconoscere un intero “modo di fare” gastronomico: un insieme di gesti (preparare il pasto, stare a tavola, condividere), ingredienti, stagionalità, cultura della convivialità. Come spiega Petrillo, «per noi italiani preparare il pasto, condividerlo… è un’abitudine e contemporaneamente un modo per prenderci cura dei familiari».
In quest’ottica, la cucina diventa cultura e identità: non solo prodotto alimentare ma veicolo di tradizione, socialità e legame territoriale.
Punti forti della gastronomia italiana: variabilità, condivisione, sostenibilità
La candidatura sottolinea tre caratteristiche che rendono il nostro sistema gastronomico unico e degno di riconoscimento globale:
- Variabilità territoriale: la cucina italiana non è monolitica, bensì un mosaico regionale – dalle Alpi alla Sicilia, ogni territorio esprime tradizioni diverse ma interconnesse.
- Condivisione e convivialità: la tavola come luogo di incontro, di generazioni che tramandano ricette e storie, di amici e famiglia che si ritrovano attorno al pasto.
- Sostenibilità e biodiversità bioculturale: tra gli argomenti chiave c’è la necessità di valorizzare prodotti locali, filiere corte, stagionalità. La proposta include anche l’idea delle pratiche anti‑spreco, del rispetto della natura e delle comunità.
Questi elementi vengono inseriti nel dossier come prova che la cucina italiana non è solo «cibo» ma patrimonio culturale vivo.
Quali sono le sfide e le critiche
Ogni iniziativa così ampia comporta anche interrogativi e ostacoli:
- Riconoscimento internazionale : benché la candidatura sia ufficiale, l’iscrizione non è scontata; altri Paesi hanno già cucine riconosciute (esempio: la cucina tradizionale del Messico) e la concorrenza è forte.
- Codifica vs libertà : alcuni critici sostengono che “codificare” la cucina possa ridurne la spontaneità, la varietà e il carattere regionale. Tradizione vs evoluzione: un equilibrio da gestire.
- Commercializzazione e valorizzazione : riconoscere la cucina come patrimonio può generare un turismo alimentare massificato o un uso “museale” del cibo, perdendo la dimensione quotidiana e familiare.
Affrontare queste sfide sarà parte fondamentale del percorso nei prossimi anni.
Cosa può cambiare dopo l’iscrizione: impatti su territorio, turismo, cultura
Se la cucina italiana venisse iscritta come patrimonio immateriale, ecco alcuni possibili effetti concreti:
- Valorizzazione dei territori : ogni regione potrebbe trarre impulso maggiore nel promuovere la propria tradizione culinaria, i prodotti DOP/IGP, i piccoli produttori locali.
- Turismo gastronomico in crescita : sempre più viaggiatori scelgono la meta per l’esperienza culinaria: il riconoscimento UNESCO può diventare un richiamo ancora più forte.
- Educazione alimentare e sostenibilità : il riconoscimento rafforza il legame tra cultura del cibo e consapevolezza delle scelte alimentari, stagionalità, tutela delle risorse.
- Orgoglio identitario e “Made in Italy” : il risultato sarebbe anche un motivo di orgoglio per l’Italia e per gli italiani all’estero, rafforzando l’idea di cibo come veicolo di identità e comunità.
Come sostenere la candidatura (e perché lo vorresti fare)
La candidatura non è solo un atto istituzionale: può diventare un movimento civile, popolare, che coinvolge ogni tavola e ogni famiglia italiana. Vuoi dare il tuo contributo? Ecco qualche modo:
- Condividi racconti, foto, ricette della cucina delle tue terre: perché la diversità è parte integrante del valore culturale.
- Sostieni campagne social, firme e iniziative pubbliche che promuovono il riconoscimento. Ad esempio, erano già state raccolte migliaia di firme per la candidatura.
- Scegli prodotti locali, stagionali, Dop/Igp: con le tue scelte alimentari porti avanti il concetto di tradizione e sostenibilità.
In fondo, l’idea è semplice ma potente: ogni volta che cucini o mangi, stai partecipando a un patrimonio che va oltre te.
La candidatura della cucina italiana a patrimonio immateriale dell’umanità dell’UNESCO non riguarda soltanto i cuochi celebri, i grandi ristoranti o i piatti iconici. Riguarda la tavola di tutti i giorni, la mamma che prepara una pasta fatta in casa, la cena in famiglia, l’aperitivo con gli amici, il pranzo della domenica. È la conferma che il cibo non è solo nutrimento, ma racconto, radice e futuro insieme.







