In Puglia il PRIMO ambulatorio SSN in Italia sulla Vulvodinia

274
Pubblicità in concessione a Google

La ASL di Bari ha attivato il primo ambulatorio del servizio sanitario pubblico italiano dedicato al trattamento della vulvodinia, dolore correlato a vulva o vagina, ossia patologia cronica ancora poco conosciuta e sottostimata ma già abbastanza diffusa nella popolazione femminile, tanto da essere diventata di recente oggetto di una proposta di legge nazionale mirata al riconoscimento di vulvodinia e neuropatia del pudendo come malattie croniche e invalidanti nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).

Si tratta di patologie dal forte impatto clinico e sociale, multifattoriali ed altamente invalidanti, che riguardano frequentemente donne molto giovani e hanno un ritardo diagnostico che può arrivare in molti casi anche a 12 anni.

Pubblicità in concessione a Google

Da qui l’esigenza da parte della ASL di istituire un ambulatorio specialistico pubblico denominato Ambulatorio del Benessere Pelvico Perineale Femminile afferente alla Unità operativa complessa di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale San Paolo a Bari.

“Quello di oggi – ha detto il presidente Emiliano – è un altro presidio della medicina di genere che nasce in Puglia, uno dei primi in Italia. Qui all’ospedale San Paolo prende vita un nuovo polo di eccellenza per la salute delle donne, per patologie rispetto alle quali sono ancora pochissimi i riferimenti nelle strutture pubbliche del nostro Paese.

La medicina di genere mette a disposizione delle donne tutto ciò che serve loro per vivere in salute, per noi quindi si realizza un altro importante obiettivo in questa direzione”.

La vulvodinia è stata di recente riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nell’ ultima revisione della classificazione internazionale delle malattie e rientra nella categoria: «dolore correlato a vulva, vagina o pavimento pelvico».

Malgrado sia poco conosciuta, non si tratta di una malattia rara: è infatti prevalente tra il 12 e il 16 per cento della popolazione femminile, superiore quindi ad altre malattie sicuramente più conosciute quali fibromialgia ed endometriosi, che hanno prevalenza rispettivamente del 5 per cento e del 10 per cento circa.

L’Ambulatorio del Benessere Pelvico Perineale Femminile del San Paolo è coordinato da medici, ostetriche, fisioterapiste e da una equipe multidisciplinare composta da: anatomo patologo, reumatologo, psicologo/psichiatra, urologo, gastroenterologo, neurologo, immunotrasfusionale, terapista del dolore e dermatologo.

Che cos’è la vulvodinia?

La vulvodinia interessa frequentemente la fascia di età compresa tra i 20 e i 40 anni e stando ai diversi studi clinici e sperimentali, la malattia dipende da molteplici fattori e si manifesta con un dolore di tipo neuropatico, ossia un dolore determinato da una lesione primaria o da una disfunzione del sistema nervoso.

Molte donne non riescono a tollerare visite ed esami vaginali che prevedano l’inserimento dello speculum o altre manovre invasive, rischiando così di compromettere ulteriormente la loro salute per via dell’impossibilità di fare prevenzione. Si stima che una persona affetta da una di queste malattie croniche spenda dai 20mila ai 100mila euro.

A ciò si deve aggiungere che gli errori diagnostici, i gravi problemi lavorativi conseguenti all’inabilità psico-fisica, l’incapacità dei familiari di rapportarsi alla persona malata che accusa sintomi per lo più sminuiti dal medico o spesso attribuiti a malattie psicosomatiche, contribuiscono a sviluppare co-morbidità di depressione, già di per sé collegate a una sintomatologia dolorosa cronica, innescando la necessità di trattamenti farmacologici e terapie psichiatriche suppletive.

L’elevata diffusione della sindrome e le gravi comorbidità che possono associarsi, fanno quindi della vulvodinia una vera e propria malattia sociale.

Pubblicità in concessione a Google
Articolo precedenteE’ Morto Sinisa Mihajlovic
Articolo successivoÈ morto Lando Buzzanca