La politica (e la campagna elettorale) ai tempi dei Social Network

A fine settembre tireremo le somme e analizzeremo i risultati delle elezioni politiche, con la certezza che il successo deriverà anche da quanto opportunamente si siano utilizzati questi strumenti di comunicazione che oramai sono tutt’altro che nuovi.

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La campagna elettorale che si concluderà con il voto del 25 settembre costituisce un evento più unico che raro; per la prima volta si vota in autunno e le forze politiche in campo hanno adottato – volenti o nolenti – la strategia di “meno comizi e più social”.

E’ indubbio che i social network permettano di raggiungere un pubblico molto più ampio dei media tradizionali, con un costo infinitamente minore, e questo potrebbe essere considerato un punto a loro favore, poiché permette di avere una certa visibilità anche a forze e movimenti che non hanno ingenti risorse economiche da investire nella comunicazione.

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Ascolta il Podcast sulla campagna elettorale

Social, se usati male: effetto boomerang devastante

D’altra parte i social network sono strumenti, e come tutti gli strumenti possono essere usati bene o male, e se quando sono usati bene possono essere molto utili, è altrettanto vero che se usati in maniera impropria hanno un effetto boomerang devastante.

Una dichiarazione improvvida riportata sulla carta stampata il giorno dopo la pubblicazione va in archivio, mentre la Rete ha una memoria virtualmente eterna ed una citazione, una immagine, un video imbarazzante possono essere trovati facilmente e riproposti da chi abbia interesse a screditarne l’autore, in una sorta di applicazione nostrana dell’avviso che nei film d’azione americani il poliziotto declama all’arrestato: “Tutto quello che dirai potrà essere usato contro di te”.

Silvio Berlusconi sbarca su Tik Tok

Silvio Berlusconi sbarca su Tik Tok, un social che ha un pubblico principalmente giovanile. Il suo primo video raccoglie 4 milioni e mezzo di visualizzazioni in poche ore, per qualcuno è un successo e conferma che il fondatore di Forza Italia resta il più grande esperto di comunicazione politica, per altri il video è ipocrita e stucchevole e “cringe” – come direbbero i giovani d’oggi – accentuando il divario generazionale piuttosto che attenuarlo.

Dall’altro lato il segretario del Partito Democratico ha puntato su una campagna manichea, con immagini che invitano gli elettori a scelte nette e che – dall’altro lato – hanno aperto il campo a meme ironici che a volte si fa fatica a distinguere dagli originali.

Quello che è certo è che a fine settembre potremo tirare le somme e analizzare i risultati, con la certezza che il successo deriverà anche da quanto opportunamente si siano utilizzati questi strumenti di comunicazione che oramai sono tutt’altro che nuovi.

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